Maestro
Nino Varì


L'arte dell'intreccio del vimini.

Francesco Alessandria

Giovane imprenditore della tradizione dolciaria sorianese

Maestro Tommaso Belvedere

Orafo tropeano amante delle lavorazioni antiche


Mastro Gaetano Di Iorgi

Il più anziano gelatiere di Pizzo

 


Maestra Caterina Fabbrizio

Le mani di fata che con seta e oro crea capolavori



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Alla ricerca degli antichi oggetti intagliati
La Sacra Famiglia rivive in una piccola bottega di Pizzo

Ci affascina scoprire come le tradizioni della cultura popolare sorvolino i secoli per mezzo di linguaggi e dialetti, di canti, d'usi e costumi, di leggende e favole, di credenze, d'oggetti d'uso quotidiano, di significati simbolici riconducibili all'arte e alla religiosità, radicandosi nell'inconscio e nel comportamento della gente, in un viaggio complesso e profondo che custodisce e rielabora i segni più interiori, gli elementi più rappresentativi di un'identità umana, sociale, culturale e storica. Intima espressione di una civiltà, gli oggetti ci parlano attraverso la loro storia materiale, simbolica e stilistica, di quanto sono stati trasformati dal tempo, di come i cambiamenti storici si sono fusi in loro, diventando importanti veicoli d'informazione, indispensabile bagaglio di conoscenza. Come scriveva Toschi : “ci sono oggetti di svariata bellezza che il pastore lavora a punta di coltello, incide, intarsia, scolpisce con particolare predilezione, perché di regola, sono da lui offerti in dono alla sposa”. Tra questi rilevante è il posto che occupa la conocchia, definita come “bastone di comando per la reggitrice della casa”, simbolo del lavoro femminile e della virtù domestica. O il “pungiglione” per fermare i capelli e tanti altri oggetti di natura apparentemente semplice, poiché strumenti d'uso comune negli ambienti poveri, che raccoglievano nel loro significato simbolico l'essenza del dono nuziale, il sentimento d'amore del pastore in un “pegno di promessa”. Alla riscoperta di questi meravigliosi oggetti della nostra tradizione popolare ci rechiamo a far visita al Maestro artigiano Nicola Mazzitelli che opera in una piccola e pittoresca bottega lungo il Corso di Pizzo. Un bimbo di neanche due anni, fuori dall'uscio affascina i tanti turisti di passaggio. Emanuele, figlio dell'artigiano è intento a conficcare un grosso chiodo in un tronchetto di castagno con un piccolo martello. Se il buon giorno si vede dal mattino… il maestro Mazzitelli può dormire sogni tranquilli per la continuità della propria arte. Entriamo nella bottega stracolma di oggetti meravigliosi, intagliati, intarsiati e lavorati con foglia oro, altri appena abbozzati, altri in fase di finitura. Uno strano effetto di spazio temporale rapisce il visitatore riportandolo dolcemente indietro nel tempo fra l'odore del legno e il rumore delle martellate del bimbo. Sembra di essere veramente tornati agli inizi del Novecento se non di più. Andrea, il figlio maggiore del maestro sta dorando degli angioletti, mentre la signora Teresa, moglie dell'artigiano mette in ordine gli oggetti appesi al muro. Torna alla mente la dolce immagine della Sacra Famiglia nella falegnameria di San Giuseppe… in fin dei conti anche Gesù cominciò così! Cornici, porta candele, cucchiai, cofanetti, cunocchie, spilloni, statue, mobili impreziositi con mille intagli diversi e complessi lasciano chi li osserva senza parole. Inutile la scritta posta in alto “si prega di non toccare”, la tentazione di passare le dita per seguire il disegno degli intarsi, dei bassorilievi è troppo forte e non ti dà il tempo neanche di accorgerti dell'avvertimento. L'artigiano ci affascina narrandoci il significato di ogni oggetto, di ogni minima sfaccettatura dei particolari, delle lavorazioni millenarie che sta portando avanti, affinché resti in qualche modo un legame tangibile con le radici storiche che ci hanno caratterizzato per secoli. E mentre continua a restaurare una antica statua lignea del Quattrocento, il Mazzitelli fa sue le parole del Toschi: “Valori cromatici, autentici valori lineari e plastici, essenzialità, questo dà vita alla semplicità che impronta l'arte popolare, per comprenderne l'essenza si deve cercare nella sua espressione quel tono psicologico e lirico divenuto patrimonio del gusto dell'umile gente. Essa ha la capacità di soddisfare i bisogni spirituali e pratici del popolo, per questa sua funzione vitale si trasmette nel tempo, si conserva e si modifica, si elabora secondo una propria tradizione stilistica, fino a che il popolo la sente e l'adotta come sua. E' questa la chiave per comprendere il mio mondo”.Il maestro Mazzitelli, è un personaggio estremamente umile che dà onore e vanto alla provincia vibonese, in quanto è uno dei pochi artigiani riconosciuti ufficialmente “Maestri” come Eccellenza dalla Regione Calabria, oltre che a possedere “il marchio di controllo e qualità” per i propri lavori. Nato nella vicina Briatico, ha sposato una napitina e da più di un decennio lavora nel suo piccolo laboratorio nel centro storico di Pizzo. Laureato all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro, ha insegnato in vari corsi anche di ragazzi diversamente abili, collabora e lavora con la Soprintendenza di Cosenza, specializzato in restauro. Egli appartiene a quegli artigiani in via d'estinzione, gli ebanisti ormai più unici che rari, che vanno tutelati e valorizzati, sperando che qualche giovane si appassioni a tale mestiere per mandare avanti e tenere vive le nostre tradizioni secolari.A conclusione le parole del De Carolis sembrano calzare a pennello: “Dall'amore del popolo di ornare le cose utili, nasce quest'arte, per secoli il popolo ha avuto le sue immagini care, ma oggi questi segni conservano ancora un valore?” l'ardua sentenza ai posteri.

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Maestro Nicola Mazzitelli