Maestro Nicola Mazzietelli



Intagliatore e restauratore...

Francesco Alessandria

Giovane imprenditore della tradizione dolciaria sorianese

Maestro Tommaso Belvedere

Orafo tropeano amante delle lavorazioni antiche


Mastro Gaetano Di Iorgi

Il più anziano gelatiere di Pizzo

 


Maestra Caterina Fabbrizio

Le mani di fata che con seta e oro crea capolavori



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Storia e segreti di bottega del maestro Varì

Uno dei mestieri che non si vede più in giro e che rischia l'estinzione sicura, è quello dell'intrecciatore di vimini. Conosciuto e molto apprezzato nell'antica Roma, ha rappresentato per diverse famiglie una fonte sicura di reddito per molti secoli. Le varietà di legno in Calabria sono molteplici, a ciò ha contribuito sicuramente la particolare posizione geografica della nostra regione, tanto da far sviluppare una miriade di tecniche e stili artigianali, ricchi di contenuti storici e artistici, ambientali, soprattutto legate alle numerose risorse naturali, alle abitudini, alle necessità quotidiane e al lavoro. A questo ha contribuito anche l'apertura agli influssi forestieri, le vicende storiche e l'alternarsi delle varie dominazioni di civiltà tanto differenti fra loro. Per la Calabria il legno dei boschi rappresenta un'importantissima risorsa per i suoi abitanti, che l'hanno utilizzato nei secoli non soltanto per creare utensili di uso quotidiano come sedie e cestini, ma anche per dar vita a oggetti di pregio artistico. Nella nostra regione questo settore è legato alla storia, alle tradizioni, alla vita della gente. Tipico dell'artigianato calabrese è il lavoro da intreccio che utilizza giunco, ginestra, asfodelo, rafia, mirto, lentisco. In poche altre culture la lavorazione del legno e quindi del vimini ha radici così antiche e remote. Con il vimini e la paglia prodotti in Calabria si preparano i tradizionali “cannistri”, cioè contenitori per la raccolta della frutta, “panari” o “fulazze” per l'esposizione al sole dei pomodori, dei fichi o delle melanzane. Per queste lavorazioni viene anche usato il legno di castagno tagliato a strisce. Un posto d'onore in questo settore spetta a Soriano (VV) dove c'è una produzione differenziata e rilevante anche dal punto di vista quantitativo. Soriano, inoltre, rimane nella storia artigianale della nostra regione per la produzione di sedie impagliate, cestini, utensili, tra i quali il più curioso ancora oggi in uso come il ventaglio per attizzare il fuoco. Con l'arrivo del giunco negli anni '70 dal continente asiatico, il centro sorianese diventa un punto nevralgico per la lavorazione di mobili di questo materiale, oltre al bambù, rattan e midollino, particolarmente adatti alla realizzazione di arredi sia rustici che classici.

Tra i tanti e bravi intrecciatori di vimini del centro vibonese, un posto d'onore spetta a nonno Antonino Varì, che con la sua grande esperienza, ingegno e voglia di lavorare, rappresenta un vero e buon esempio per tutta la comunità. “Mastro Nino”, come lo chiamano in paese, è una vera e propria attrazione, è difficile che passi inosservato. Percorrendo la via che dall'autostrada porta al centro del paese e viceversa, è impossibile non notarlo mentre lavora fuori dal negozio del figlio Pasquale. E' affascinate osservarlo nei suoi movimenti armoniosi fatti dalle sue mani svelte e segnate da una vita di sacrifici e lavoro. Lo scruto in silenzio con gli occhi sgranati come quelli di un bambino, mentre veloce da vita ad un cesto bellissimo. Lui mi guarda ogni tanto con la coda dell'occhio, senza farsi notare, e intanto fa finta di niente e va avanti col suo lavoro, concentrato, ma allo stesso tempo curioso di sapere perché lo stiamo fotografando. Forse penserà che siamo dei turisti di passaggio, pronti a immortalare con un click un pezzo di Calabria che non c'è più, vicino alla linea della scomparsa, che qualcuno ormai guarda erroneamente come qualcosa legata al folclore. Osservo gli oggetti vicino a lui, fasce di vimini chiare e lunghe circa un metro, oggetti vari già ultimati, basi di cesti ancora da costruire, e tante altre cose curiose e belle. Si avverte l'odore tipico dei cesti, senza dare fastidio inebria l'aria e si sparge tutto intorno, aumentando di intensità quando nonno Nino bagna le sue mani e i filamenti di vimini per lavorare meglio il prodotto. La mia attenzione viene richiamata da una sediolina per bambina. E' stupenda, tutta particolare con lavorazioni complicate ed articolate, che la rendono unica e più speciale quando l'artigiano sorianese mi confida a bassa voce che l'ha fatta lui. Il maestro parla poco, tra gli acciacchi della vecchiaia tra cui un po' di sordità, il dialogo sembra quasi difficile, ma il silenzio come per magia, abbatte le barriere della comunicazione usuale e del tempo, e con un gioco di sguardi di complicità si crea un'atmosfera stupenda, simile a quella di una vecchia bottega di qualche secolo fa, dove il maestro, saggio custode dell'arte e delle tradizioni, cerca di insegnare e tramandare alle nuove generazioni le nostre radici, affascinando e regalando uno spettacolo unico nel suo genere all'osservatore, al discepolo, all'apprendista. A raccontarmi la storia del maestro Varì ci pensa il figlio Pasquale, che ha continuato e sviluppato anche col commercio il lavoro del padre. Nonno Nino faceva parte di una famiglia di intrecciatori, erano 8 fratelli, che già all'età dei 5-6 anni iniziavano ad aiutare la famiglia nella lavorazione del vimini. A quei tempi si intrecciava in casa e si andava a recuperare il materiale nei bordi dei fiumiciattoli, a Monte Poro e per una o due settimane all'anno si andava pure fino a Belvedere Spinelli. Siamo verso il 1940, il materiale utilizzato è il salice piangente con fasce lunghe fino a un metro e mezzo. Il processo della preparazione del materiale avveniva direttamente sul posto della raccolta, dopo di essa si passava alla fase di divisione e scelta del materiale buono da quello non utilizzabile o rovinato, finendo con la pulitura che avveniva nella stessa giornata. Dal signor Pasquale apprendiamo tantissime lavorazioni diverse che si hanno in Calabria e che riguardano il settore dell' intreccio, come ad esempio quello dei cesti di castagno di San Giorgio Morgeto, dei cesti di canna tipici di Lamezia Terme, o dei “cernighj” di Montepaone e Belmonte, e tanti altri. Sembra di fare un vero e proprio viaggio virtuale nel tempo. Apprendiamo ancora che della lavorazione tipica sorianese è il “siettu” la base del cesto, che ha una tessitura particolare, che si presenta come uno zoccolo, a differenza delle altre zone calabresi. Col 1960 abbiamo l'importazione dal Nord Italia del midollino, che permette una più veloce e comoda lavorazione, viste le dimensioni dei filamenti che arrivano fino a 6- 7 metri , Come per il salice piangente, anche col midollino si continuano a costruire cesti per la nascita (culle), portabiancheria, bauli, cesti, e tanti altri oggetti utili alla vita quotidiana. Bisogna aspettare gli anni '70 però per avere un vero cambiamento della produzione locale, infatti è proprio in questo periodo che la lavorazione subisce una modifica, il salice si mette da parte completamente per dare sempre più spazio al giunco proveniente prevalentemente dall'Indonesia. Il giunco unisce le caratteristiche di flessibilità, leggerezza e robustezza, e viene utilizzato per la costruzione di mobili, come divani, poltrone, sedie, armadi. Negli anni '80 con lo sviluppo del commercio di oggetti in vimini importati dai paesi orientali si assiste ad un cambiamento della produzione. Infatti, la lavorazione artigianale locale viene utilizzata per la creazione di pezzi particolari e su misura su richiesta di designer o per riparazioni. Insomma nonno Nino, dopo alcuni anni di inattività, dopo essere andato in pensione nel 2000 per hobby è tornato a intrecciare il vimini,‹‹ per sfida contro se stesso, per creare qualcosa di originale e speciale›› ci rivela Pasquale. Nell'artigianato la professionalità ridiventa attributo di una persona, torna ad avere i tratti caratteristici di un individuo e di quello soltanto, creando una forte riaffermazione del ruolo della figura umana e dell'importanza delle singole diversità individuali, e quindi, estate, autunno, inverno o primavera, non importa che giorno sia o che tempo faccia, nonno Nino è lì ad intrecciare qualche cosa, che non è semplicemente un oggetto, ma grande o piccolo è molto di più…un capolavoro.

carmensissi malferà

Maestro Nino Varì