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Polia, una sorpresa a pochi passi dal quotidiano.
Un grappolo di case, adagiate su una altura, immersa tra il verde, con una vista che dirada sui versanti Jonio e Tirreno, fa da cornice al paese di Polia. L'etimologia del suo nome richiama la colonizzazione ellenica del periodo compreso tra il 750 e il 525 a .C. Il suo centro abitato, delimitato da gole con grotte trogloditiche, è stato ricostruito dopo il 1783. Il nucleo, ubicato a pochi chilometri dallo svincolo autostradale di Pizzo, è composto da quattro frazioni: Cellia, Poliolo, Trecroci e Menniti più le contrade Lia, Faldella e Piano Bosco. Il suo centro abitato è un continuo richiamo alla cristianità. Le sue sette chiese custodiscono opere d'arte di inestimabile valore. La più antica è quella dell'Immacolata, a Poliolo, risalente al 1605. Al suo interno si conserva un messale di grande prestigio e si possono ammirare numerosi altari adornati da artistici capitelli e belle cornici. La chiesetta di Santa Croce, invece, risale al 1780. Al suo interno è possibile lodare un'antica Croce sulla quale sono ben visibili i segni della moltitudine di fedeli, richiamati dalla miracolosità del sacro legno. Una antica leggenda, che ha del miracoloso, narra che un cieco chiese ad un mercante in transito per Polia se poteva fargli avere una scheggia della Croce del Cristo. Dimenticatosi della promessa fatta, il mercante, portò al cieco un pezzo di legno della sua barca. Il non vedente, ignaro della provenienza ma animato da una forte fede, lo avvicinò agli occhi ottenendo la guarigione.La chiesa è facilmente raggiungibile percorrendo una comoda arteria che parte dalla frazione Cellia lungo la quale è possibile ammirare una caratteristica Via Crucis in bronzo, opera dell'artista Fortunato Gaccetta. Poco distante è possibile ammirare una croce metallica luminosa, alta 14metri e ben visibile da diversi centri della Provincia.Nella frazione Trecroci è ubicata la chiesa parrocchiale intitolata alla Madonna di Loreto. Distrutta dal terremoto del 1783 è stata ricostruita sullo stesso stile. Al suo interno, in una nicchia alle spalle dell'altare maggiore, si ammira una splendida statua in pietra della Madonna di Loreto.La chiesa della frazione Menniti è dedicata a San Nicola di Bari. Ha una facciata decorata e abbellita da un bassorilievo di ceramica raffigurante il Santo Patrono. Sull'altare è posta la statua della Madonna del Buon Consiglio. In questa chiesa, inoltre, sono conservati un antico Crocifisso, un dipinto raffigurante il Protettore e, al soffitto, un pregevole affresco del pittore Carmelo Zimatore. A Cellia si trova la chiesa di Sant'Enrico Imperatore. Ricostruita nel 1930, conserva la statua lignea del Santo Patrono, risalente al 1876, opera dello scultore Pietro Drosi.Il centro storico di Polia è ricco di palazzi artistici di particolare bellezza. Un continuo richiamo ai tempi passati. Nella frazione Menniti il palazzo Molè fa da cornice alla piazza principale. Un altro palazzo della stessa famiglia è ubicato in via Toti. Ricostruito nei primi anni del 1900 è dotato di un bellissimo portale. Al suo interno è stata ospitata la prima sede del Municipio. Bello è anche il palazzo Chiaravalloti, recentemente ristrutturato, ubicato sul corso omonimo. Un altro palazzo Molè domina la frazione Poliolo, costruito intorno alla metà del 1800. In uno stanzone, adiacente alla struttura, è possibile, ancora oggi, visitare l'antica “Filanda” dove si lavoravano la seta, la canapa, il lino e la lana.A Cellia è possibile ammirare il palazzo della famiglia Magno, un tempo sede dell'ufficio postale.Nella frazione Trecroci, in via Loreto è ubicato un altro palazzo, costruito alla fine del 1800. Di fronte si può ammirare un artistico arco antico con belle linee architettoniche e capitelli.Posto di fronte alla chiesa della Madonna di Loreto è palazzo Amoroso adornato con classici capitelli ed edificato dopo il terremoto del 1783. E' la più grande e antica costruzione di Polia. La facciata principale è abbellita da capitelli di gusto elaborato e da sei mascheroni apotropaici realizzati dagli artisti Nicola Sorrenti e Salvatore Stranieri. Annessa al palazzo c'è un'antica filanda che ha resistito alla furia del terremoto del 1783.Il patrimonio artistico-culturale di Polia è impreziosito dalla presenza del museo dedicato allo scultore Fortunato Gaccetta. Nato a Polia nel 1920, le sue prime opere sono state realizzate nella scuola artigiana calabrese, sotto la guida dei maestri Francesco Masdea e Domenico Penna. Costretto ad interrompere il suo apprendistato per andare a combattere prima sul fronte russo e poi in quello tedesco, Fortunato Gaccetta, alla fine degli anni trenta, si stabilisce a Vipiteno, dove conosce lo scultore Giuseppe Callegari che, avendo notato le sue grandi doti, lo indirizza all'officina del professore e scultore Antonio Benetton, per perfezionare la sua arte e il suo stile.Tanti i riconoscimenti ricevuti dallo scultore Gaccetta: Medaglia d'oro a Stoccolma nel 1964, il premio, nel 1967, alla Mostra Internazionale di Stoccarda; nel 1973 la nomina, dalla Santa Sede, a Cavaliere del Lavoro e nel 1990 quella a Principe dell'arte e Maestro della scultura da parte del Re di Spagna, Juan Carlos, per l'opera “I guerrieri di Spagna”. Anticamente a Polia i mulini ad acqua rappresentavano una vera e propria industria. Erano ben quattordici ed appartenevano, quasi tutti, alle famiglie facoltose del posto. Lavoravano in continuazione perché la popolazione era in gran parte contadina. Trasformavano il grano, il granturco, l'orzo, le fave, i ceci, i lupini per nutrire anche gli animali. Il mulino ad acqua si adattava bene al luogo, caratterizzato da forti dislivelli naturali e da abbondanti acque veloci. Di questo immenso patrimonio, oggi, rimane solo qualche rudere. A Polia il bosco rappresenta la zona turistica per eccellenza. Posto ad una altezza che varia tra i 700 e i 1000 metri è costituito da faggi secolari, fitte abetaie, giovani pini larici, esemplari di rovere, ontani e agrifogli. Ricco di sorgenti e di fontane, di acque fresche e ricercate (Gigliara, Fontana del Prete, Povè, Acqua Fredda).La montagna è attrezzata con uno chalet comunale, una torretta di avvistamento, panche, tavoli, sedili in legno e, per la gioia dei bambini, un attrezzato parco giochi.Nel 2000, su iniziativa della Pro Loco, è stata costruita una piccola cappella in legno dedicata alla Madonna del Monte Carmelo.Belle da vedere sono le grotte, con le loro caratteristiche entrate a bocca di forno, scavate nelle pareti tufacee della collina posta sotto il centro abitato di Trecroci. La frequentazione antropica delle grotte è confermata dai manufatti di selce, affiorati qua e là in gran numero a seguito degli sconvolgimenti sismici che hanno sconquassato il territorio. Ritrovamenti fittili e metallici, conservati al museo provinciale di Catanzaro ed al museo nazionale di Napoli documentano il periodo della civiltà del ferro. Nel 1920, in una tomba venuta alla luce casualmente, sono state rinvenute due lame ed una fibula di bronzo, una cuspide di ferro, una scodella di terracotta a due anse ed una ceramica zoomorfa. Il sito è ancora tutto da scoprire e da studiare.Un tempo, Polia, era particolarmente conosciuta per le grandi maestranze artigiane. Nella frazione Cellia era diffusa la lavorazione del legno. Sedie e oggetti torniti erano il frutto del lavoro di una cooperativa di 265 persone. Un rudimentale tornio, modellava zufoli, rocche da filare, la vite, canne per la zampogna, trottole, lavamani, pedine per dame e tanti altri preziosi oggetti. Oggi, la produzione gastronomica di Polia offre un ottimo salame casereccio, una vasta produzione di funghi che crescono spontanei del bosco, un olio di oliva particolarmente ricercato e apprezzato, e una acqua oligominerale particolarmente apprezzata.Polia è arte. E' natura. E' tutto ciò di bello che la montagna vibonese è in grado di offrire ad un visitatore in cerca di nuove emozioni. E' il fascino timido e riservato di un luogo per sua stessa natura incantevole. E' un punto di partenza o di arrivo per tutti coloro che vogliono attraversare la Calabria e viverla in tutte le sue sfumature.
Carmensissi Malferà
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