Un Presepe davvero speciale


La Natività creata dai ragazzi di AF

 

Un altro riconoscimento per AF

Premiato il progetto di integrazione sociale

 


Un marchio Deco per i tesori di S. Nicola da Crissa

La fagiola Russa Janca



In Basilicata per "La notte del Brigante"

Il Gruppo Storico di AF protagonista a Melfi


Fondi europei,ultima chiamata per la Calabria

 

Tutti insieme con la Befana 3!

Grande divertimento per l'epifania







 





 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE NOSTRE NEWS

Un presepe davvero speciale
La Natività creata dai ragazzi di Artigianfamiglia


Il termine presepe (o più correttamente, come riportato nella maggior parte dei dizionari, presepio) deriva dal latino praesaepe, cioè greppia, mangiatoia, composto da prae = innanzi e saepes = recinto, ovvero luogo che ha davanti un recinto. Nel significato comune il presepe indica la scena della nascita di Cristo, derivata dalle sacre rappresentazioni medievali. Il Presepe è una rappresentazione ricca di simboli. Alcuni di questi provengono direttamente dal racconto evangelico. Sono riconducibili al racconto di Luca la mangiatoia, l’adorazione dei pastori e la presenza di angeli nel cielo. Altri elementi appartengono ad una iconografia propria dell’arte sacra: Maria ha un manto azzurro che simboleggia il cielo, San Giuseppe ha in genere un manto dai toni dimessi a rappresentare l’umiltà. Dato che i Vangeli canonici parlano della natività in modo molto vago tralasciando molti particolari scenografici nei personaggi e nelle ambientazioni, il presepe attinge largamente anche ai Vangeli apocrifi e da arcane tradizioni dimenticate. Tanto per citarne alcuni, il bue a l’asinello, simboli immancabili di ogni presepe, derivano da un’antica profezia di Isaia che dice “Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone”. Sebbene Isaia non si riferisse assolutamente alla nascita del Cristo, l’immagine dei due animali venne utilizzata comunque come simbolo degli ebrei (rappresentati dal bue) e dei pagani (rappresentati dall’asino). Oppure ha origine dal cosiddetto protovangelo di Giacomo. Anche la stalla o la grotta in cui Maria e Giuseppe avrebbero dato alla luce il Messia non compare nei Vangeli canonici: sebbene Luca citi i pastori e la mangiatoia, nessuno dei quattro evangelisti parla esplicitamente di una grotta o di una stalla. In ogni caso a Gerusalemme la Basilica della Natività sorge intorno a quella che è indicata dalla tradizione come la grotta ove nacque Cristo e anche quest’informazione si trova nei Vangeli apocrifi. Tuttavia, l’immagine della grotta è un ricorrente simbolo mistico e religioso per molti popoli soprattutto del settore mediorientale: del resto si credeva che anche Mitra, una divinità persiana venerata anche tra i soldati romani, fosse nato in una grotta il 25 dicembre. I Re Magi, invece, derivano dal Vangelo dell’infanzia armeno. In particolare, questo vangelo colma le lacune che invece Matteo non risolve, ovvero il numero e il nome di questi sapienti orientali: il vangelo in questione fa i nomi di tre sacerdoti persiani: Melkon, Gaspar e Balthasar, anche se non manca chi vede in essi un persiano (recante in dono oro), un arabo meridionale (recante l’incenso) e un etiope (recante la mirra). Così i Re Magi entrarono nel presepe, sia incarnando le ambientazioni esotiche sia come simbolo delle tre popolazioni del mondo allora conosciuto, ovvero Europa, Asia e Africa. Anche il numero dei Magi fu piuttosto controverso. Fu definitivamente stabilito in tre, come i doni da loro offerti, da un decreto papale di Leone I Magno, mentre prima di allora oscillava fra due e dodici. Tuttavia, alcuni aspetti derivano da tradizioni molto più recenti. Il presepe napoletano, per esempio, aggiunge alla scena molti personaggi popolari, osterie, commercianti e case tipiche dei borghi agricoli, tutti elementi palesemente anacronistici. Questa è comunque una caratteristica di tutta l’arte sacra, che, almeno fino al XX secolo, ha sempre rappresentato gli episodi della vita di Cristo con costumi ed ambientazioni contemporanee all’epoca di realizzazione dell’opera. Anche questi personaggi sono spesso funzionali alla simbologia. Ad esempio il male è rappresentato nell’osteria e nei suoi avventori, mentre il personaggio di Ciccibacco, che porta il vino in un carretto con le botti, impersona il Diavolo. Essendo un prodotto culturale, il presepe si diffonde nelle diverse culture con significative varianti. Anche se l’idea di base, quella cioè di ricreare la fatidica scena della nascita del Cristo, resta invariata; lo stesso non si può dire per i materiali usati e gli stili di costruzione dei diversi presepi. Per quanto concerne la diffusione del presepe nel mondo, possiamo suddividere tutte le varianti presepiali in due grandi macroaree: quella europea e quella comprendente il resto del mondo. Più in specifico appartengono all’area europea, con diverse varianti: il presepe spagnolo, quello provenzale, il presepe nei paesi di lingua tedesca e i presepi nei paesi dell’est europeo. Anche in Italia il presepe si differenzia, nelle varie regioni, per ovvi motivi culturali e soprattutto per i diversi prodotti e materiali utilizzati per ricreare la scena della nascita del bambino Gesù. Possiamo ricordare a tal proposito il presepe genovese che si realizza con pastori in legno, il presepe pugliese che utilizza la carta pesta per realizzare il prodotto finito, il presepe siciliano o calabrese realizzato con l’aggiunta di prodotti tipici come rami d’arancio e di mandarino e sul quale si utilizzano diversi materiali come corallo, madreperla ed alabastro; ed infine non poteva mancare il famoso presepe napoletano, o partenopeo, che si caratterizza per la costruzione di pastori in terracotta. Ed è proprio utilizzando la terracotta che ArtigianFamiglia ha realizzato un presepe davvero speciale. Speciale perchè è il frutto del lavoro di Mauro, Marica, Monica, Natalina, Leonardo e Domenico. Sei dolcissimi ragazzi che hanno voluto rendere ancora più speciale il piccolo laboratorio di ArtigianFamiglia, realizzato anche grazie al supporto logistico del Comune di Gerocarne e alla sensibilità del sindaco Alfonsino Grillo. Nelle vesti di Maestro un artigiano molto umile e abile, della bottega artigiana IL FARO, Francesco Badolato, che con grande passione, amore e pazienza ha insegnato ai nostri ragazzi l’arte del presepe in terracotta, ospitando per delle lezioni il gruppo Nemo nel proprio laboratorio di Tropea, iniziando i volenterosi pseudo artigiani alla lavorazione delle statuine di creta tipiche di questo periodo. La famiglia Badolato, della quale racconteremo la storia nel prossimo numero, ha allestito a Tropea in Via Carmine una meravigliosa mostra di presepi provenienti da tutto il mondo, che fa da cornice ad un maestoso presepe artistico in movimento che ricrea più di 100 scene quotidiane della Calabria di una volta realizzati con estrema cura. Che aspettate?! Andate di corsa a visitarlo! Parola nostra che è uno spettacolo da non perdere...

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Francesco segue Mauro nello sviluppo del Re Magio