Briatico vecchia


Briatico vecchia è stata la nostra 1° tappa...
Paola - Fiumefreddo Bruzio

Ha rappresentato la tappa più divertente...

Rocca Angitola

Meravigliose vedute dai ruderi...


Santa Ruba - Vibo Valentia

Una passeggiata fra l'architettura bizantina e il museo archeologico ...


Serra San Bruno - Nardodipace

L'escursione tra boschi e megaliti ...




Polia

Tra mulini e acqua pura nel verdegiante Pre-Serra Vibonese...



San Nicola da Crissa

Un piccolo paese, chimera dalla routine frenetica del capoluogo



 
 

Alla scoperta di Capistrano

Turisti, fotografi, videomaker o giornalisti? Un gruppetto di 5 persone ha vagato lungo le viuzze e le strade di Capistrano alla riscoperta dei suoi tesori storico-culturali-artigianali. Una visita veramente appassionante di circa 4 ore per i membri di alcune associazioni del vibonese, accompagnati dalle ottime guide improvvisate del collega giornalista Andrea Fera e Maria Vittoria De Piano. La chiesa matrice, con i suoi affreschi di Renoir, la statua della Madonna con il bambinello, il cenotafio dei Buongiorno, le varie statue lignee dei Santi e i mezzibusti in marmo di San Pietro e Paolo della scuola del Canova, il dipinto nella navata centrale del grande pittore Carmelo Zimatore, e l'antico e bellissimo campanile scampato al terribile terremoto del 1783. Poi lungo la discesa della chiesa matrice, uno strano portale in granito serrese con tre teste di angeli, con a sinistra una croce bizantina, segno di un antico edificio religioso ormai in disuso, forse residenza di suore. Successivamente una passeggiata lungo la strada per il fiume Angitola a caccia di antichi portali ben lavorati dai maestri scalpellini di un tempo ormai andato, la cappella dei Buongiorno ubicata proprio di fronte al loro palazzo nobiliare, e proseguendo sull'altro versante la visione di quello che resta delle condotte dell'acqua dei mulini e dei frantoi settecenteschi o d'inizio Ottocento. Si discorre simpaticamente e con un po' di nostalgia delle attività artigianali di una volta, che caratterizzavano il piccolo borgo calabrese. A Capistrano dai racconti degli anziani si ricordano i bravi maestri intagliatori di legno, gli impagliatori di sedie, le donne esperte in ricamo, il fabbro, gli intrecciatori di vimini e tanti altri. Oggi di tutto questo non rimane più niente delle antiche botteghe… solo bei ricordi, tra un ceramista e qualche pittore e scultore. La giovane donna, parla dei pochi tesori scampati “miracolosamente” dalla brama innovativa dell'uomo della metà del 900, con tanto amore misto a rabbia, racconta il ritrovamento “casuale” degli affreschi di Renoir grazie ad un gruppetto di studenti e al loro professore di educazione tecnica (gli affreschi erano stati coperti da calce, giusto così per “rinnovare” la chiesa!). Manca poco al tramonto e si parte con le auto verso la montagna, 20 minuti circa di cammino e giungiamo alla “calcara”, affascinate ed intrigante nella sua semplicità strutturale, ma allo stesso tempo, violentemente riporta il visitatore indietro nel tempo. Sembra di sognare ad occhi aperti, ad immaginare i lavoratori che dal borgo salivano a piedi fino alla cima del monte Coppari, per cuocere in mezzo al bosco la calce, elemento molto importante in edilizia nelle epoche passate. Dopo le usuali foto di gruppo per immortalare la visita alla calcara, lungo la via del ritorno Maria Vittoria ci fa notare a terra dei “luccichii”, che indicano la presenza della “mica”, un minerale che prima della plastica, veniva raccolto qui a Capistrano e successivamente inviato al nord per essere lavorato per creare così un tipo di isolante molto utilizzato in campo edile. Il sole sta quasi per calare, facciamo in tempo ad arrivare al Cristo Redentore che dall'alto della cittadina protegge i suoi abitanti. Una vista mozzafiato ci lascia letteralmente senza parole. Un panorama straordinario, le luci degli ultimi raggi di sole rendono tutto più magico, si vedono i ruderi della Rocca , il bacino d'acqua dell' Angitola, gli altri borghi arroccati. Di nuovo si risale in macchina, i nostri amici di Capistrano, vogliono salutarci in un bel posticino. Quando arriviamo al Nicastrello le ombre vanno per la maggiore, il piccolo borgo decrepito ci affascina e in silenzio ascoltiamo le spiegazioni del collega Fera, che ci narra la storia del posto. Primo insediamento di Capistrano, successivamente lasciato per il trasferimento della popolazione nel luogo dell'odierno agglomerato. Frazione dimessa, il piccolo borgo veramente 4 case e un forno è abbandonato al tempo e a se stesso. Fra le rovine spicca, si direbbe quasi accecante, la chiesa, da poco ristrutturata e dipinta di un giallo canarino che non ha uguali. Scende la notte, salutiamo e ringraziamo per la splendida visita Andrea e Maria Vittoria, e risaliamo in macchina, pronti a “tornare a casa” accompagnati lungo la via da un fantastico cielo stellato, mentre Capistrano si prepara a riposare.

Carmensissi Malferà